Due giorni all'insegna della partecipazione, fin dalla sigla iniziale, fin dalle note di "Libertà è partecipazione" di Giorgio Gaber. Due giorni pieni di interventi di giovani, donne, creativi, imprenditori e politici. "Interventi ponderati, preparati", ha chiosato soddisfatto il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, deus ex machina degli Stati Generali di Expo 2015. Un'esperienza che sembra aver soddisfatto tutti: chi ha potuto finalmente dire la sua, i giovani e le donne che nelle prime due, partecipatissime, sessioni hanno presentato le loro idee e i loro progetti; i creativi e la società, che nella terza e la quarta hanno riflettuto sul modello che l'Esposizione di Milano dovrebbe avere; il sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha parlato di "una città pronta a ridisegnare se stessa, a riscoprire la sua identità, a un nuovo umanesimo".
Gli Stati Generali di Expo 2015 sono stati anche questo. Sono stati anche la telefonata del premier Silvio Berlusconi, che ha voluto complimentarsi e partecipare, seppur a distanza, con quattro proposte: ripulire Milano sull'esempio delle grandi città estere, puntare sul turismo per convincere i 29 milioni di visitatori previsti per l'Expo a tornare in Italia, portare l'Esposizione, e i suoi temi, nelle scuole e pensare alla "Grande Milano", un'area metropolitana da 7-8 milioni di persone. Sono stati l'intervento di Carlo Petrini, il patron di Slow Food, applauditissimo mentre dal palco disegnava, col suo intervento, una Milano fatta di Lambro pulito, di agricoltura di prossimità, di una Milano che "ha la possibilità di essere un esempio per il mondo e per il futuro su un tema "Feeding the planet - Energy for Llife", che è fondamentale".
Sono state le simpatiche vignette di Vincino, che ha ironizzato sui protagonisti di questa Expo così controversa e discussa. Sono stati un'apertura: delle istituzioni verso la città, verso le persone. E viceversa, di tutti quelli che hanno partecipato, di persona o dal sito internet, verso un Expo che per molti sembra essere ancora un mistero. Ma che forse, anche tramite iniziative come quella degli Stati Generali, che saranno riconvocati una volta l'anno, potrebbe non esserlo più e diventare quella "data simbolo" di cui tanti parlano e sentono il bisogno.