domenica 5 febbraio 2012

Le 59 cascine di Milano e il recupero dell'agricoltura di prossimità

 

Cinquantanove cascina disposte a cintura fra la città e i “campi”, fra il territorio agricolo e quello urbano. Cinquantanove realtà da recuperare e da trasformare, in ottica dell’Expo, ma non solo. È un vero e proprio patrimonio quello che il comune di Milano ha a disposizione che, assieme a Politecnico e Centro studi Piano intercomunale milanese, è stato inventariato in un atlante, con un bel volume fatto di cartografie, planimetrie e foto, per schedare e mappare questo patrimonio.
Quella del recupero delle cascine di Milano è un’idea che parte da lontano, assieme alla candidatura per l’Expo, e che quindi rappresenta un punto importante sia del mandato del sindaco Letizia Moratti, sia dell’Esposizione Universale, che può inserire questo esempio di agricoltura urbana fra le eccellenze da presentare al Bie di Parigi. «A Milano su 59 cascine comunali, 18 sono diroccate. Ma tutte vanno recuperate coinvolgendo i privati e i soggetti e le associazioni che già le abitano», ha spiegato Moratti alla presentazione del progetto “Le cascine di Milano verso e oltre Expo 2015: un sistema di luoghi dedicati all’agricoltura, all’abitare e al territorio”, condivisa con l’amministratore delegato della società che prepara l’evento, Lucio Stanca, e con l’architetto Stefano Boeri, una delle menti del concept del master plan del sito. 
Sul fatto che bisogni recuperare le cascine, sono d’accordo tutti, e infatti fra i relatori c’è anche chi, come don Antonio Mazzi e la Fondazione Exodus, già lavora a Cascina Molino Torrette, o come don Virginio Colmegna e la Ceas, a Cassinetta san Gregorio, o don Gino Rigoldi della Comunità Nuova, a Cascina Cassinazza. Tre esempi di progetti “sociali” che possono essere una strada cui adibire le cascine. L’altra, va da sé, è quella che propone Boeri, ovvero d utilizzarle come «spazi per la vendita dei prodotti ortofrutticoli, orti urbani e vivai, agenzie per l’inserimento del mercato del lavoro rurale, luoghi di formazione e studio sull’agricoltura biologica e biodinamica, momenti di gioco ed educazione alla biodiversità vegetale e animale per i bambini, spazi per una ristorazione di qualità che recuperi le culture tradizionali dell’alimentazione». Intanto, sono pronti i primi bandi, con un finanziamento di 8 milioni di euro per la cascina di San Bernardo a Chiaravalle e del Molino San Gregorio al Parco Lambro. Ma entro il 2015 tutto il patrimonio sarà recuperato in tempo per l’Expo il cui tema è l’alimentazione e dunque l’agricoltura.