domenica 5 febbraio 2012

Lucio Stanca: "Il nostro Expo sarà un laboratorio mondiale di sostenibilità"

L'amministratore delegato di Expo 2015 Spa, Lucio Stanca, spiega perché l'Esposizione Universale di Milano non vuol dire solo cantieri e infrastrutture, ma soprattutto un rilancio del ruolo internazionale di Milano e di un'opportunità per reinventare la città.

Expo 2015: non solo una grande esposizione, ma un evento mondiale che deve anche avere un forte spessore culturale. A partire dal tema, “Feeding the Planet”, cosa si può rispondere a chi vede nell’Esposizione universale solo infrastrutture, denaro e cementificazione? Cosa c'è di più?

L’Expo non può essere definito solo un “cantiere”, legato alla materializzazione di opere (l’hardware di questo progetto), ma è soprattutto un “laboratorio”. Un centro di ricerca e sviluppo della Milano del futuro, dove si definisce il valore di una città (il software) nel rapporto con il suo territorio, i suoi cittadini, con la sua tradizione, con il suo avvenire. Un altro principio del masterplan è legato alla valenza culturale dell’Expo, che non può essere più visto e concepito come una “fiera” nell’attuale mondo globalizzato e dell’informazione istantanea, ma dovrà rappresentare una piattaforma, un luogo, dove sarà possibile sperimentare anche fisicamente, a livello sensoriale, il tema dell’Expo “Nutrire il Pianeta, energia per la Vita”.

Quello della “sostenibilità” è un tema forte e la prova è che Milano, attorno a questo tema, è riuscita a raccogliere – oltre che un appoggio bipartisan – anche personalità internazionali come Al Gore e gli altri testimonial che hanno favorito la vittoria di Parigi. Ma cosa vuol dire sostenibilità per la città di Milano?
 

L’Expo farà leva sulle tecnologie digitali più diffuse e innovative. Per garantire la sua efficacia si prevedono investimenti in infrastrutture tecnologiche tali da creare un volano economico stimabile in oltre 120 milioni in tecnologie operative. Tali risorse saranno destinate a progetti per facilitare la partecipazione all’Expo, a progetti di accessibilità e sicurezza, a progetti di informazione di cittadini e visitatori.
Ovviamente l’approccio dovrà essere di sistema e coinvolgere gli attori istituzionali e privati per affermare le tecnologie digitali funzionali all’Expo: dall’infomobilità alla logistica integrata, dall’integrazione dei sistemi di rilevamento del traffico con i sistemi di pianificazione per la gestione del trasporto, sino allo sviluppo di infrastrutture digitali per il turismo e al sistema pubblico di connettività a banda larga in tutta la città.

Risolti i problemi relativi alla società con il superamento della Soge e la nascita di Expo 2015 spa, quali sono i prossimi traguardi a cui state lavorando?


Dopo l’estate Expo 2015 spa entrerà pienamente nella sua fase operativa, lasciandosi alle spalle il lavoro preparatorio di questi mesi necessario per mettere a punto la macchina che gestirà e organizzerà l’evento internazionale di Milano. Nell’agenda di lavoro della società al primo posto figura la definizione del masterplan dell’area espositiva (che dovrà essere approvato dal Bie) e la redazione del piano di comunicazione e marketing e del documento per lo sviluppo del tema. Infine la registrazione del progetto da parte del Bie prevista nel maggio del 2010. Con luglio si concluderà la fase d’avvio della società. Finita questa fase inerziale, da settembre la società diventerà mano a mano pienamente operativa.

Nonostante non sia ancora ufficialmente possibile, Milano ha già avviato alcuni rapporti di cooperazione internazionale legati all’Esposizione Universale. Cosa ci può raccontare e quali sono gli obiettivi a riguardo?


Milano è sempre stata un nodo internazionale. Senza abbandonare la sua radice industriale, Milano è cresciuta negli ultimi anni nell’economia dei servizi, che si sono affermati come il veicolo del cambiamento strutturale delle moderne economie. L’Expo è una straordinaria opportunità che opera in tale direzione, diventando un punto di incontro tra nuovi modi di produrre valore intorno a un bisogno da sempre primario come l’alimentazione. È un’occasione di attrarre sul nostro territorio lombardo e in Italia risorse e rinnovare la vocazione di questa città come ponte verso il mondo, come centro di relazioni internazionali. Si tratta di vantaggi immateriali non misurabili che vanno molto al di là dei valori delle statistiche di mercato.

Mario Monti sul Corriere ha parlato di Expo 2015 come di una buona data chiave per Milano. Non potrebbe esserlo per tutto il Paese?


Ma certamente. L’Expo rappresenta storicamente e per definizione un luogo di innovazione. Stiamo lavorando per superare il concetto di semplice evento espositivo: Expo sarà una vetrina universale per l’Italia e per gli oltre 150 Paesi presenti al fine di condividere le migliori esperienze  nel campo dell’agro-alimentare, dell’ambiente, dell’energia, dell’agricoltura e della salute.

Di sicuro è un’occasione, in concomitanza con altri progetti quali City Life e Isola, per ripensare Milano. Quali saranno le linee guida, anche in relazione al tema dell’Esposizione?


La vera legacy non saranno opere realizzate nello stile delle esposizioni universali (Tour Eiffel, Traforo del Sempione) ma il Centro per lo Sviluppo Sostenibile e la Borsa Agro-Alimentare Telematica. Il Centro per lo Sviluppo Sostenibile sarà un centro di competenza internazionale che da Milano promuoverà una rete di conoscenze, formazione e iniziative di cooperazione per tutti i Paesi sul tema dello sviluppo sostenibile. La Borsa Agro-Alimentare Telematica costituirà una piattaforma virtuale aperta a tutti i Paesi attraverso cui commercializzare prodotti alimentari provenienti anche da Paesi tuttora esclusi dal mercato globale.

Nel rinnovare Milano – e a cascata tutto il Paese – sarà fondamentale anche l’innovazione. In qualità di ex ministro proprio su questi temi, quale pensa sia il legame fra innovazione e sostenibilità?


Ho trascorso la mia intera vita professionale sulla frontiera mobile dell’innovazione tecnologica e poi ho promosso, a livello di governo, lo sviluppo di una politica per l’innovazione. L’Expo è una grande sfida di innovazione, non solo tecnologica, ma anche organizzativa e di contenuti. Se l’Expo ha una dimensione centrata su Milano, le sfide che si pongono alla sua realizzazione sono su scala internazionale e dunque richiedono una risposta della stessa dimensione: in termini di obiettivi, risorse, strategie, metodi.

Quale ruolo dovrebbero avere tecnologia e ricerca per uno sviluppo più capace di coniugare la crescita con il risparmio delle materie prime e in generale la sostenibilità?


Questo è il vero tema che lanciamo ai Paesi partecipanti. Expo sta promuovendo un’ampia rete di progetti internazionali che verranno realizzati nei prossimi anni. Questi progetti costituiranno il percorso ideale per lo sviluppo di partenariati e collaborazioni sui temi dello sviluppo sostenibile con più di 90 Paesi in tutto il mondo. I più significativi tra questi saranno poi illustrati nel Padiglione delle Best Practices dell’Expo. L’Expo farà leva sulle tecnologie digitali più diffuse e innovative.