Il G8 Energia e il vertice dell'Aquila hanno dimostrato che il nostro Paese è in grado di svolgere un ruolo da protagonista nei summit internazionali nei quali si decide il futuro possibile. A Copenhagen il prossimo appuntamento. Coinvolgere i Paesi in via di sviluppo. ScelteSostenibili.it ne ha parlato con il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola.
La definizione più nota di sviluppo sostenibile e sulla quale esiste maggiore consenso, è quella proposta dal “Rapporto Brundtland” nel 1987: “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. Come è la situazione attuale?
Oggi il termine è praticamente inflazionato. Si parla molto spesso di sviluppo sostenibile per indicare uno sviluppo economico equilibrato che consenta all’uomo di migliorare la qualità della propria vita preservando il patrimonio naturale e gli ecosistemi e provvedendo alla rigenerazione delle risorse disponibili a garanzia delle generazioni future.
Di fronte all’aumento incontrollato della popolazione nel Sud del mondo è sempre più necessario prestare maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente come strumento per attuare lo sviluppo economico globale.
Nonostante l’Italia sia messa meglio di altri Paesi, come ad esempio gli Usa, in termini di efficienza energetica, quali sono le strategie del Governo per migliorare ulteriormente sotto questo aspetto?
In occasione del G8 energia gli otto grandi della Terra, insieme all’Unione europea, a Brasile, Cina, India, Repubblica di Corea e Messico, hanno sottoscritto l’importante accordo IPEEC, per una Partnership internazionale per la cooperazione nell'efficienza energetica.
Il governo italiano, già tempo, ha avviato una serie di interventi di riqualificazione energetica, alcuni dei quali contenuti nella legge 28 gennaio 2009 n.2, (il cosiddetto decreto anticrisi) che stabilisce investimenti in ricerca e innovazione.
Stiamo spingendo soprattutto per imporre standard di efficienza energetica per gli edifici e gli elettrodomestici, con l’obiettivo di limitare i consumi di energia elettrica e producendo risparmi notevoli per i cittadini sulla bolletta elettrica.
L’amministrazione Obama ha deciso di puntare sulle fonti rinnovabili. L’attuale prezzo del petrolio non costituisce un freno alla ricerca in questo campo?
La nuova amministrazione americana ha dichiarato i suoi intendimenti in materia ambientale, in occasione del G8 dell’Aquila e ancor prima durante il G8 energia con le dichiarazioni del segretario di Stato Stephen Chu con il quale ho sottoscritto un accordo importante di cooperazione tra i nostri due Paesi nel settore delle tecnologie pulite e di collaborazione tecnologica e industriale degli USA per il rilancio del nucleare in Italia.
L’impegno degli Stati Uniti non è quindi soltanto in direzione delle fonti rinnovabili ma, così come si sta muovendo l’Italia, verso un mix energetico che consenta agli USA di aumentare la propria sicurezza nazionale, diminuendo la propria dipendenza dal petrolio straniero.
È chiaro che un rialzo del prezzo del petrolio potrebbe provocare rallentamenti nella ripresa economica globale. Ci dobbiamo perciò augurare la stabilità e l’equità del prezzo del petrolio, che potrebbe trovare il suo giusto equilibrio tra 60 e 70 dollari.
Potrebbe essere questa la prima condizione per favorire gli investimenti e garantire una crescita economica sostenibile.
Quando le fonti energetiche rinnovabili potranno “camminare con le loro gambe” e non avere bisogno di incentivi pubblici?
Gli incentivi statali hanno consentito a questo settore, negli anni scorsi, di crescere in modo vertiginoso. Nel 2008, gli investimenti nel fotovoltaico sono aumentati di oltre il 500%.
Ma i costi della produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico) sono ancora molto elevati nel nostro Paese.
Ritengo che ancora per qualche anno sarà necessario incentivare il settore, fino a raggiungere un tasso di produzione che consenta all’Italia di limitare la dipendenza dal petrolio e raggiungere una quota di produzione che ci avvicini agli standard europei.
Che contributo può dare alla sostenibilità il “mix energetico” (25% rinnovabili, 25% nucleare, 50% fonti tradizionali) al quale punta il Governo?
Puntare a questi obiettivi significa ridurre significativamente il consumo di combustibili fossili nel nostro Paese e quindi diminuire la emissione di gas ad effetto serra.
Comprende bene che già lavorare in questa direzione potrà contribuire al mantenimento dell’aumento della temperatura sotto al 2%, come fissato al G8 dell’Aquila, e guardare con maggiore ottimismo ai parametri fissati dall’Unione europea nel pacchetto sui cambiamenti climatici e a quelli che saranno stabiliti nella conferenza di Copenhagen che si svolgerà a dicembre in vista della scadenza del protocollo di Kyoto.
Quali sono le problematiche, connesse alla sostenibilità, provocate dall’ingresso sulla scena economica mondiale dei Paesi cosiddetti emergenti (tra questi, Cina, India, Brasile)?
Lo sviluppo sostenibile è una scommessa che riguarda non soltanto i Paesi più industrializzati che consumano energia a ritmi vertiginosi, ma anche i Paesi emergenti che, nonostante la crisi internazionale, registrano una crescita economica che viaggia a ritmi tra il 5 e il 10 % annuo.
E proprio lo sviluppo economico di Cina e India (che insieme contano più di un terzo della popolazione mondiale) è la causa principale della grande quantità di CO2 che viene immessa nell’atmosfera. Questi due colossi mondiali, nonostante le rassicurazioni fornite (come ha fatto ad esempio la Cina durante le Olimpiadi), sono fortemente condizionati dagli elevati costi richiesti dalla necessità di uno sviluppo sostenibile che tuteli l’ambiente e la salute dei propri cittadini dai danni provocati dall’inquinamento.
Mi auguro che ciò però non induca queste potenze a far saltare un eventuale accordo a Copenhagen, sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.
Le posizioni pubbliche delle associazioni ambientaliste, in Italia, contribuiscono a indirizzare le scelte di politica energetica o sono impostate su basi eccessivamente ideologiche?
Molte associazioni ambientaliste hanno compreso l’impegno del governo in direzione di un equilibrato mix energetico che metta insieme lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la produzione di energia pulita da nucleare.
Rimangono, ma sono poche, quelle associazioni che, richiamandosi a posizioni politiche ben determinate, sono condizionate da pregiudizi ideologici nel giudicare la politica del Governo.
Si tratta delle stesse associazioni che continuano a dire di no anche allo sviluppo delle fonti rinnovabili, eolico in primo luogo, perché deturpano l’ambiente, creando seri problemi allo sviluppo economico dei territori e alla crescita dell’occupazione.