sabato 19 maggio 2012

"Un modello virtuoso da replicare"

 

Il presidente di Kyklos, Alessandro Filippi, analizza il primo anno di attività del più grande impianto di compostaggio del Lazio e parla delle prossime mosse di Acea nel campo del trattamento dei rifiuti.

A quasi un anno dall’inaugurazione, che bilancio si può stilare dell’esperienza Kyklos?

“L’esperienza Kyklos ha dimostrato la possibilità di vincere una sfida per la realizzazione di un sistema virtuoso eco-compatibile, che coniughi le esigenze ambientali connesse al trattamento dei rifiuti con lo sfruttamento delle loro potenzialità intrinseche. Il compostaggio svolto a Kyklos consente infatti la valorizzazione delle componenti presenti nei rifiuti organici (sfalci e potature, fanghi da depurazione civile e frazione organica da raccolta differenziata), al fine di ottenere un fertilizzante con ottime caratteristiche ammendanti del terreno. Nel corso di questi 11 mesi Kyklos è divenuta impianto di riferimento per la collocazione della frazione organica da raccolta differenziata del Lazio: allo stato attuale la quasi totalità dei rifiuti organici prodotti nel territorio regionale vengono avviati a trattamento nel nostro impianto. Se non ci fosse KYKLOS , stante l’attuale assenza di impiantistica territoriale ed il necessario avvio della raccolta differenziata in numerosi Comuni, i rifiuti – pur se selezionati – sarebbero stati avviati a smaltimento in discarica od a trattamento in impianti extra-regionali, con ovvie conseguenze ambientali (oltre che economiche) in termini di emissioni di CO2 connesse alle attività di trasporto.
La presenza di Kyklos ha permesso di ottimizzare il trattamento di tali rifiuti “ricchi”, attraverso un processo finalizzato alla valorizzazione delle loro componenti organiche. Alla luce di tutto questo, il bilancio dell’ultimo anno non può che essere estremamente positivo”.

Può fornirci delle stime sui benefici economici che il comparto agricolo regionale ha ottenuto dall’avvio dell’impianto?

“Il compost prodotto da Kyklos ha ottime caratteristiche ammendanti: consente pertanto di ripristinare il corretto quantitativo di sostanza organica nel terreno, migliorandone la struttura, impedendo il compattamento e favorendo lo scambio di acqua ed elementi nutritivi. In questo modo aumenta la fertilità del terreno, riducendo la necessità di ricorrere ai fertilizzanti chimici, molto più costosi per gli agricoltori in termini economici e di impatto sul terreno.
Inoltre la collocazione di KYKLOS in prossimità di un area a vocazione agricola consente una riduzione dei costi di trasporto per rendere immediatamente disponibile il fertilizzante in campo.
In un recente convegno organizzato da Acea con il patrocinio del Comune di Roma e delle Province di Roma e Latina, si è dimostrato che circa la metà della carica microbica del compost è costituita da un bio-pesticida naturale, che permette di eliminare la componente batterica patogena delle piante senza ricorrere a pesticidi chimici.
L’agricoltura ne consegue pertanto un considerevole beneficio economico nel disporre attraverso il compost di un prodotto completo riducendo i costi che dovrebbe sostenere per l’acquisto di più prodotti di origine chimica”.


Proprio in occasione dell’inaugurazione di Kyklos il presidente Cremonesi parlò di altri dieci impianti analoghi da attivare nel Lazio. A che punto è la vostra  azienda con l’espansione degli impianti di compostaggio nella regione?

“La mentalità con cui l’opinione pubblica spesso si interfaccia all’impiantistica di questo tipo è purtroppo molte volte pretestuosamente negativa, secondo la nota sindrome NIMBY che accompagna la realizzazione e la gestione di stabilimenti di trattamento rifiuti, con evidenti impatti sui processi decisionali delle Amministrazioni competenti.
Comunque a favore dell’impianto di compostaggio gioca il fatto di essere non l’ultimo anello del ciclo dei rifiuti (cioè quello relativo allo smaltimento degli scarti produttivi), ma piuttosto il primo della filiera agricola, che dal compost trae linfa vitale per avviare ciclicamente la produzione colturale. Ciò però ha senso soltanto in un’ottica di filiera industriale come quella del gruppo ACEA, con frequenti e certificati controlli sui rifiuti in ingresso, sul processo produttivo e sui prodotti in uscita, e con una dimensione impiantistica tale da garantirne la sostenibilità economica.
Al fine di evidenziare un modello virtuoso, che potrebbe essere replicato altrove, Kyklos si impegna molto per promuovere le visite presso l’impianto (soprattutto da parte di scolaresche), con il preciso intento di convincere l’opinione pubblica delle opportunità che il compostaggio propone.
Stante la difficoltà di realizzare da zero nuovi impianti, risulta più agevole intervenire ampliando quelli già esistenti.
In entrambe le direzioni stiamo agendo per realizzare nuovi impianti anche in ragione dell’estrema esigenza di soluzioni per il recupero dei rifiuti organici”.

E’ molto interessante la genesi di Kyklos, partito dalle esigenze della piccola impresa agricola. Può descriverci più nei dettagli come si sono sviluppate le sinergie tra questo mondo e la vostra azienda, sinergie che hanno preluso alla costruzione dell’impianto?

“La storia di Kyklos è esemplificativa di come un grande gruppo industriale possa accompagnarsi ad una piccola impresa per soddisfare la domanda di innovazione che questa, da sola, non riesce a sostenere, massimizzando le potenzialità complementari che due realtà così diverse (il grande gruppo e la piccola impresa) possono esprimere. L’avvicinamento a Kyklos si è avuto grazie all’attività di Aquaser (ad oggi detentrice della maggioranza del capitale di Kyklos), società del gruppo Acea che si occupa della raccolta e dell’invio a destinazione dei fanghi biologici prodotti dai depuratori civili (di cui il gruppo è grande produttore, in quanto gestore di servizi idrici integrati). La destinazione ideale di tali rifiuti organici è il compostaggio, e le indagini di mercato volte alla ricerca di impianti territoriali vicini ai siti di produzione hanno portato ad individuare questa realtà già solida così strettamente legata al settore agricolo, che in appena 9 mesi di lavori ed 11 di attività è diventata l’impianto di riferimento per la Regione Lazio”.

Entro quanto tempo sarà possibile estendere agli scarti alimentari urbani
questo genere di trattamento? State lavorando con l’Ama per trovare delle soluzioni per Roma?

“Già oggi la quota parte maggioritaria (in termini di siti di produzione) degli scarti alimentari urbani (la cosiddetta frazione organica da raccolta differenziata o FORSU) prodotti nelle Province di Roma e Latina viene inviata al processo di compostaggio nell’impianto Kyklos. Chiaramente l’attuale disponibilità impiantistica è largamente insufficiente per coprire il fabbisogno di collocamento di rifiuti organici nel momento in cui – anche in ottemperanza a specifiche prescrizioni normative, oltre che ad ovvie esigenze ambientali – la raccolta differenziata sarà avviata capillarmente sull’intero territorio regionale. Acea è comunque attenta alle problematiche connesse al trattamento dei rifiuti, e sta collaborando anche con AMA per la risoluzione delle stesse”.


Quali sono i prossimi progetti di Acea nell’area del trattamento dei rifiuti?

“L’obiettivo di Acea nel settore del trattamento dei rifiuti, si focalizza sulla necessità di potenziare la valorizzazione energetica e di materia degli scarti, principalmente attraverso la costruzione di due nuove linee dell’impianto di termovalorizzazione di Eall a San Vittore, la costruzione del gassificatore di COEMA ad Albano (congiuntamente ad Ama ed a Pontina Ambiente), l’aumento delle proprie capacità di trattamento dei fanghi di depurazione e l’ampliamento della discarica di SAO ad Orvieto”.


Come vede il futuro dei sistemi di trattamento dei rifiuti nel nostro paese? Quali le prospettive più immediate?

“L’Italia è sempre stata legata al sistema troppo facile di smaltimento in discarica dei propri rifiuti, con ovvie conseguenze ambientali legate alla saturazione degli spazi ed alla perdita delle potenzialità intrinseche dei rifiuti. Le attuali disposizioni normative – che recepiscono direttive europee – definiscono invece dei criteri di gerarchia dei rifiuti che prevedono lo smaltimento degli stessi solo come extrema ratio, privilegiandone il riuso, il riciclaggio ed il recupero. In quest’ottica il futuro, nell’ambito dei rifiuti, non può che essere quello del trattamento finalizzato alla valorizzazione di materia e di energia, limitando il conferimento in discarica esclusivamente a quelle tipologie residue di scarti che non è possibile recuperare altrimenti.
Per questo l’impianto di compostaggio di Kyklos, in quanto finalizzato al trattamento ottimale di una matrice di scarto (la FORSU) che costituisce circa il 30% dei rifiuti urbani, sarà sicuramente un’esperienza da replicare anche  in altri contesti”.