Fra lago Maggiore e lago di Varese un esempio di progettualità dal basso
La ricetta è semplice: prendere un territorio dalle caratteristiche omogenee, studiarne le condizioni di partenza e valutarne le necessità. Mescolare il tutto, aggiungere un impegno che arriva dal basso, direttamente dagli spunti dei cittadini, un programma mondiale dell’Onu come cornice e si otterrà qualcosa di molto simile ad Agenda 21 Laghi, ovvero del progetto messo in campo a partire dal 2001 da un gruppo di persone nell’area compresa fra il lago Maggiore e quello di Varese, l’area pedemontana e la pianura a sud, abitata più densamente.
Un progetto nato con una dote economica limitata e un territorio piccolo da coprire, ma con l’ambizione di crescere: un’ambizione che si è concretizzata grazie allo stanziamento di alcuni fondi, inizialmente da parte dei Comuni membri del progetto e poi anche dalla Regione e da Roma. Nonostante i fondi siano arrivati dagli enti pubblici, però, Agenda 21 Laghi ha cercato di rimanere più indipendente possibile dai condizionamenti della politica, raccogliendo gli spunti in due Forum annuali, per cercare di realizzare una progettualità sovraccomunale, aperta alla partecipazione del pubblico, che viene poi messa in pratica dalla segreteria tecnica.
Spunti che devono viaggiare su due livelli: da un lato le tematiche più strettamente energetiche o legate alla mobilità sostenibile, con il tentativo di raggiungere gli obiettivi del 20-20-20, dall’altro la valorizzazione di un territorio che ha delle caratteristiche particolari e che, risentendo della crisi manifatturiera e di una scarsa presenza del terziario, potrebbe puntare su una valorizzazione del turismo.