Fulvio Fagiani è il coordinatore del progetto Agenda 21 Laghi, dopo esserne stato uno dei ‘fondatori’: per questo ne conosce tutta la storia, a partire dalla nascita.
“Che è avvenuta nel 2001 – racconta a Scelte Sostenibili – per iniziativa di un gruppo di cittadini: io, ad esempio, venivo da alcune esperienze di comitati ambientali, da cui ero uscito con un desiderio di costruire l’ambiente in termini propositivi. Guardando alle esperienze realizzate altrove, mi sembrava che l’Agenda 21 (che è un documento stilato dall’Onu, ndr) fosse la struttura più adatta per realizzare questo proposito”.
Partendo da qui, come siete andati avanti?
“Lavorando sul territorio, abbiamo iniziato a coinvolgere dei Comuni, inizialmente una decina. E il primo anno, fino alla formalizzazione del luglio del 2002, abbiamo cercato di capire quale potesse essere l’approccio migliore e iniziato la formazione delle persone. Solo allora, nell’estate di 8 anni fa, nove comuni hanno dato vita all’Agenda 21 Laghi. Avevamo deciso di agire su un territorio che avesse caratteristiche di uniformità e lo avevamo individuato nell’area compresa fra il lago Maggiore e quello di Varese, delimitata a nord dall’area pedemontana e a sud dall’area di pianura densamente abitata”.
All’atto pratico, come siete partiti?
“Abbiamo iniziato con risorse economiche molto limitate, perché i Comuni avevano stabilito di partire con 1 euro ad abitante, e quindi con un budget iniziale di circa 25mila euro, che abbiamo usato per i primi, piccoli, progetti. Inizialmente, ad esempio, abbiamo cominciato appoggiandoci su tesi laurea o di master che studiassero le caratteristiche ambientali del territorio, ad esempio la qualità dell’aria, per fare una prima foto che ci garantisse una buona copertura e un’indagine granulare, ma che avesse, al tempo stesso, costi contenuti”.
Partendo da qui siete cresciuti poco a poco.
“Per arrivare, nel 2005, a 19 comuni. Dal punto di vista economico, poi, eravamo anche riusciti a casa un finanziamento del ministero dell’Ambiente che ci ha permesso di mettere in cantiere idee e progetti un po’ più ambiziosi, e di dare una struttura ad Agenda 21 Laghi. Struttura che si è risolta nella convocazione del primo forum e nella costituzione di una segreteria tecnica e di alcuni gruppi di lavoro. Il primo forum, nella primavera del 2004, è stato un momento fondamentale e lo abbiamo preparato a lungo (primavera del 2004). Coi 19 comuni siamo arrivati a 60mila abitanti, con una copertura omogenea del territorio e dal primo forum ne abbiamo fatti altri otto, praticamente due ogni anno, alternandone l’impostazione: in primavera prevalentemente presentavamo e discutevamo studi e progetti realizzati, in autunno invece c’è una discussione più libera, in cui ci si interroga e si raccolgono proposte per il futuro. Tenendo ovviamente presente che, volendo mantenere un altissimo livello di condivisione, abbiamo cercato di realizzare progetti che avessero senso per tutto il territorio e quindi ogni tanto qualche progetto non è stato realizzato”.
Ora a che punto siete?
“Dopo un piccolo ‘stop’ politico, stiamo organizzando il nono forum. In questo momento vorremmo dargli un’impostazione progettuale ampia a livello temporale, lavorando prima in una sessione plenaria e poi in due gruppi di lavoro. Il primo sull’energia, dove proporremo l’adesione al patto dei sindaci, con tutto quanto ne consegue nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi del 20-20-20-20 e con gli impegni che la Commissione Europea poi chiede per un’effettiva riduzione delle emissioni, con tempi di approvazione precisi nei consigli comunali dei piani di azione energetica e dell’inventario delle emissioni, in modo da poter poi partecipare anche ad alcuni bandi, come quello della Fondazione Cariplo, che ne finanziano l’adesione. L’altro filone sarà quello della valorizzazione territoriale, per far conoscere a noi stessi e agli altri com’è fatto il nostro territorio e quali sono i suoi valori, per esaltarne l’uniformità molto forte e cercare di costruire una matrice, almeno culturale, comune”.