L’auto elettrica va tutelata, così da creare una filiera industriale per la produzione nazionale. Lo ha spiegato, durante un convegno sul tema che si è tenuto a Palazzo Reale a Milano, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, secondo cui “l'auto elettrica sta diventando un prodotto significativo, anche se di nicchia, per i sistemi urbani. Ci sono grandi case automobilistiche europee che stanno investendo su questo. Io spero che l'Italia riesca a consolidare la sua capacità produttiva per fare in modo che non succeda quello che è successo con il fotovoltaico”.
In Parlamento, ha ricordato il ministro, c’è fermo un disegno di legge – che ha anche il vantaggio di essere bipartisan - a favore delle vetture a batterie e che le risorse per gli incentivi si potrebbero trovare, per esempio simili a quelli del 55% sulle ristrutturazioni edilizie energetiche che hanno avuto una ricaduta positiva maggiore dei diminuiti introiti da parte statale, oppure con un'Iva ridotta per attivare il mercato. “L'auto elettrica – ha chiosato ancora – non faccia la fine del fotovoltaico”, di cui siamo diventati importatori di moduli invece di "cogliere l'occasione degli incentivi per stimolare la produzione nazionale". Il ministro ha invitato, infatti, a guardare alla Cina, che rappresenta, coi suoi 20 milioni di mezzi all’anno, il più grande mercato dell’automobile e che si è data l’obiettivo di arrivare, entro il 2015, a un milione di auto elettriche. “Un'operazione - ha concluso il ministro - cui stanno partecipando molte imprese internazionali e vorrei vi partecipasse anche l'Italia”.
Insomma, l’Italia deve stare attenta a non perdere questo treno, tanto più che in passato era all’avanguardia. “Fiat – ha ricordato il ministro - mise in produzione tempo fa una Multipla ibrida. Il Parlamento votò una legge su un incentivo pari al 60% del costo della Multipla ibrida per favorire la penetrazione nel mercato. Si trattava di un prodotto raffinato e molto efficiente. Ma poi Fiat decise che l'auto non era interessante per il mercato e smise di produrla”. Un errore che rischia di far perdere all''Italia il treno delle tecnologie pulite.