Se a Shangai Italcementi ha portato la luce del “cemento trasparente”, da anni ha, fra i suoi prodotti di punta, anche un altro cemento speciale, quello “mangiasmog”. Si tratta di un materiale che, tramite la fotocatalisi, riduce in modo attivo e costante l’inquinamento atmosferico sfruttando, sia con la luce naturale che con quella artificiale, le sue capacità di ridurre i tempi di ossidazione necessari a decomporre le sostanze inquinanti e velocizzando così la loro trasformazione in composti meno pericolosi, quali acqua, nitrati o diossido di carbonio.
Un cemento che, dopo i primi esperimenti lusinghieri, partiti dalla ripavimentazione di una via di Segrate, percorsa da almeno un migliaio di auto ogni ora, dove ha portato alla riduzione del 60% degli ossidi d’azoto presenti, si è diffuso sempre più e ha attirato l’attenzione di media internazionli, al punto che se ne sono occupati canali come la Cnn e la Bbc.
Oltre che, ovviamente, architetti di tutto il mondo, che lo hanno scelto per le loro costruzioni. Oltre a mangiare lo smog, il cemento basato su Tx Active (questo è infatti il vero nome del “mangiasmog”) ha anche il vantaggio di mantenere le facciate degli edifici più pulite rispetto ad un cemento normale.
“Sono innumerevoli gli studi, le sperimentazioni e le verifiche che CTG, il Centro Tecnico del Gruppo Italcementi, ha condotto in questo decennio in collaborazione con ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), CNR (Istituto Inquinamento Atmosferico) e CCR (Centro Comune di Ricerca di Ispra) – spiegano dal gruppo - In ogni occasione è emersa l’efficacia dei materiali cementizi fotocatalitici che hanno così dimostrato di possedere una reale valenza ecosostenibile. Le prove di laboratorio hanno mostrato come sia sufficiente un irraggiamento di soli tre minuti per ottenere una riduzione degli agenti inquinanti fino al 75%; verifiche sperimentali in grande scala hanno confermato valori di abbattimento anche superiori”.
Tutto grazie alla fotocatalisi, un fenomeno con molte affinità con la sintesi clorofilliana, per cui una sostanza, chiamata fotocatalizzatore, “attraverso l’azione della luce, attiva un forte processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e inorganiche nocive in composti assolutamente innocui”.