sabato 19 maggio 2012

Biomasse e geotermia battono eolico e fotovoltaico

 

Meno fotovoltaico ed eolico, ma più biomasse e geotermia: è questo lo spaccato delle fonti rinnovabili in Lombardia e delle loro prospettive di sviluppo in coincidenza con quel piano d’azione nazionale che rappresenta la prima attuazione del pacchetto clima dell’Ue per il 2020.

Da Milano arrivano indizi incoraggianti: ad esempio, la falda acquifera lombarda è vicina al livello della terraferma e le sue correnti hanno una temperatura alta, intorno ai 14 gradi. Per questo motivo le pompe di calore, come quelle installate da Ikea in alcuni punti vendita, lavorano benissimo con il sottosuolo lombardo. “Questi macchinari – spiega il professor Gianluca Alimonti, docente di Fondamenti di energetica all’Università statale di Milano – funzionano come un frigorifero: estraggono calore da un ambiente freddo per riportarlo in uno più caldo. Grazie alla presenza dell’acqua e alla sua temperatura già tiepida, le pompe sono perfette per ricavare calore dal suolo lombardo, con un’efficacia tripla rispetto a una qualsiasi stufetta elettrica”.

E in Lombardia vanno alla grande anche le biomasse, che sfruttano l’avanzamento dell’agricoltura padana, la presenza della legna e degli scarti della lavorazione agroalimentare, dei rifiuti organici degli allevamenti. Tutti materiali che vengono poi utilizzati per la produzione di biocombustibili che aiutano l’ambiente e anche l’economia. “Non è un caso – sottolinea Alimonti – che nella “bassa” trionfi la nebbia per la mancanza di forti correnti d’aria. Il fotovoltaico, poi, sarebbe più conveniente da piazzare in Sicilia. Qui, economicamente, è ancora penalizzante”. Ma energie pulite non significa solo vivere in un’atmosfera meno inquinata: da investimenti in questo settore, anche l’economia può trarne grandi vantaggi. “In Lombardia – evidenzia Gabriele Boccasile, della Direzione Agricoltura della Regione Lombardia – abbiamo 86 impianti che producono biogas, trenta in più soltanto nel 2009”.