Assessore Grasselli, ci parli di questa iniziativa.
Il Comune di Reggio Emilia ha deciso di investire nel “Progetto Fotovoltaico” perché crede che la tecnologia solare rappresenti un’opportunità non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico e di sostenibilità del territorio. È un progetto in cui il Comune opera come un privato cittadino, senza soggetti terzi. L’intervento non è stato indirizzato unicamente su un parco o una stazione, ma in vari punti della città dopo aver individuato sul territorio i luoghi più adatti. Per adesso stiamo andando avanti con un primo lotto di lavori che comprende solo impianti a tetto, da installare sul Palazzo di Giustizia, sui magazzini del Comune e su un certo numero di scuole e palestre, per un totale di 10 strutture.
Il passo successivo?
Replicare gli interventi. Questo progetto è solo una prima fase, una prima tranche, in futuro si replicheranno gli interventi sulle scuole e anche gli impianti a terra, che prevediamo di mettere a servizio dell’utenza. Il progetto è quindi una sorta di parco fotovoltaico “parcellizzato” su tutto il territorio. L’unico problema è quello legato all’incertezza normativa sul 2011 relativa agli incentivi.
Quali saranno i ritorni economici dell’investimento?
Abbiamo quantificato un ritorno complessivo al netto di tutti gli oneri di un paio di milioni di euro nell’arco di 18-20 anni.
Oltre al fotovoltaico, il Comune in che direzione si sta muovendo sempre nel settore delle rinnovabili e della sostenibilità?
La nostra attenzione è verso l’utilizzo delle nuove tecnologie sulle biomasse. È un passo che faremo nel 2011 e ci concentreremo sulle piccole centrali che utilizzano le biomasse, quelle per intenderci da 1MW, che con le nuove tecnologie possono sfruttare molto bene la filiera corta. Bisogna dire che sulle centrali di energia rinnovabile da biomasse anche l’attenzione della Regione è molto elevata. E poi puntiamo sulla cogenerazione di quartiere: questa rappresenta lo step successivo alla rete di teleriscaldamento che a Reggio Emilia è molto ramificata. Una rete che risale a circa 20 anni fa che, se non per estensione, almeno per raggiungimento delle singole utenze è la maggiore in Italia.
E nell’edilizia?
Come in Alto Adige, sul nostro territorio è molto diffuso lo standard di efficientamento degli edifici “Casa Clima”. Reggio Emilia ha cominciato da tempo, anticipando la legge regionale, con il progetto EcoAbita, per la diffusione della certificazione energetica degli edifici. Oltre che a fissare certe regole, EcoAbita ha un impatto rilevante perché è di stimolo per le imprese che realizzano nuovi materiali. Sul territorio comunale ci sono diverse aziende che si occupano dei nuovi materiali per l’edilizia che, nonostante il periodo di crisi, continuano a far crescere i volumi e le proprie tecnologie. Riteniamo che ci sarà presto una cesura netta tra il modo tradizionale di concepire l’abitato e quello che vedremo nei prossimi decenni.
Nei rifiuti Reggio Emilia è un’eccellenza a livello nazionale. Qual è stata la strategia per giungere a questo risultato?
La raccolta differenziata nel nostro Comune ha una lunga storia e coinvolge direttamente i cittadini: c’è una sorta di consapevolezza naturale alla raccolta differenziata. Alle spalle è presente una grande attività di volontariato e spontaneamente sono nate moltissime associazioni di quartiere che si occupano di dare indicazioni ai cittadini spiegando i benefici diretti e quelli indiretti di una piccola azione che non costa nulla ma che da grandi benefici. Il 64% di raccolta differenziata è frutto di una buona predisposizione e di una altissima sensibilità dei reggiani a far partire velocemente i progetti.