Jeremy Rifkin, il teorico dell’economia all’idrogeno, si è sempre detto convinto che la spinta propulsiva verso un modello di sviluppo basato sull’energia rinnovabile non sarebbe arrivata dalla sua America, bensì dal vecchio continente. Può darsi che il presidente della Foundation on Economic Trends avesse riposto una fiducia eccessiva nelle potenzialità dinamiche delle istituzioni comunitarie, ma su questo punto specifico ha avuto ragione. Il primo tentativo concreto di applicare le sue ricette socioeconomiche è partito infatti dall’Europa, più precisamente da Monopoli, in terra pugliese, un’area ormai considerata tra le avanguardie internazionali della green economy. È qui, a Cala Corvino, in un hotel affacciato sulle acque dell’Adriatico che ha sede la fondazione H2U – The Hydrogen University. Costituito il 19 settembre 2008 e inaugurato da una lectio magistralis dello stesso Rifkin, l’istituto ha un obiettivo chiaro e ambizioso: dare vita al primo esperimento di transizione da un sistema industriale basato su energie di origine fossile a una nuova economia che tragga le sue energie da fonti rinnovabili quali il calore terrestre e la radiazione solare, una fonte a carattere discontinuo, che trova nell’idrogeno l’accumulatore e il vettore ideale.
Un’istantanea di questo futuro ci viene offerta dalla Cittadella dell’Idrogeno, un impianto dimostrativo che consta di una casa isolata alimentata da energie rinnovabili (eolico verticale e fotovoltaico ad alta efficienza) che producono localmente idrogeno in grado di accumulare l’energia disponibile. L’idrogeno viene poi utilizzato per alimentare celle a combustibile che forniscono energia elettrica per la casa stessa, quando questo è richiesto dalle necessità di utilizzo. L’idrogeno prodotto è anche utilizzato, questa volta come combustibile, per rifornire una autovettura bi-power di serie, modificata per poter essere alimentata ad idrogeno, in dotazione all’impianto unitamente a un piccolo distributore. L’impianto è in isola, ma potrebbe essere collegato a una rete intelligente di tipo innovativo, sul modello di Internet, bidirezionale, il che significa che ogni utente collegato alla rete è sia consumatore che produttore di energia, in uno schema di generazione distribuita ispirato alla concezione rifkiniana dell’Energy Worldwide Web.
Ricerca, formazione e informazione sono i campi d’azione dell’ente, che, dopo due anni di incontri, convegni e seminari e forte degli accordi con le principali istituzioni accademiche della regione, è ormai pronto per lanciare in autunno un’organica offerta formativa, base per la creazione di una vera e propria università a carattere internazionale. A maggio è stato firmato un accordo con l’ateneo di Bari per l’organizzazione e la realizzazione di attività scientifiche e didattiche nei settori delle energie rinnovabili, dell'idrogeno e dell'efficienza energetica, e un’alleanza analoga verrà presto stretta con l’Università del Salento. Un mese dopo è stata la volta dell’accordo strategico con il CIASU (Centro Internazionale Alti Studi Universitari) di Fasano, che ha l’obiettivo di porre le fondamenta per la creazione in Puglia di una grande Scuola Euromediterranea dell’idrogeno e delle energie rinnovabili, programma che intende coinvolgere tutti gli atenei dei paesi che affacciano sul mare nostrum. E sempre lo scorso giugno è stata siglata un’altra importante intesa con la Scuola Edile di Taranto per il lancio di progetti nel campo dell’edilizia sostenibile mirati ad integrare il fotovoltaico con gli edifici, impiantare fuel cell per la generazione distribuita e implementare il sistema elettrico con una “smart grid”.
Se l’edilizia è un comparto di interesse vitale per la fondazione, la mobilità lo è ancora di più. Particolarmente intensa è stata infatti l’attività di ricerca per la realizzazione di distributori di idrogeno e miscele metano-idrogeno, veicoli a idrogeno e idrometano, imbarcazioni a idrogeno e metano liquido. Ricerca che viene sempre organizzata in relazione con le imprese che operano nei diversi settori di riferimento, interessate a una diretta industrializzazione e commercializzazione dei prototipi sviluppati.
Oltre al mondo accademico e al sistema imprenditoriale, l’altro riferimento fondamentale della fondazione non può essere che la politica. L’Università dell’Idrogeno guarda all’Europa, ma ha trovato un interlocutore estremamente ricettivo nell’attuale amministrazione regionale pugliese, che del ricorso alle energie rinnovabili ha fatto uno dei cardini della propria strategia. È dello scorso 4 marzo un dettagliato protocollo d’intesa tra la Regione Puglia e la Fondazione H2U per la sperimentazione e la realizzazione di progetti sull’utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Alla fondazione spetterà l’elaborazione di un master plan che partirà da un’analisi territoriale per giungere all’individuazione di interventi pilota. Nicola Conenna, presidente della fondazione, non ha dubbi: “Fra un anno potremo dire che la Puglia, già regione leader per le energie rinnovabili, lo è anche per l'economia dell'idrogeno”.