Ospitiamo un intervento di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia
La Puglia produce l’86% di energia in più rispetto al suo fabbisogno. I pugliesi consumano circa ventimila gigawatt mentre le industrie energetiche ne producono oltre trentasettemila. Sono cifre che nella loro aridità non raccontano ancora tutto. La Puglia è leader assoluta in Italia per l’energia eolica (ne produciamo il 26%) e per l’energia fotovoltaica (siamo al 13%). Abbiamo un piano, il Pear (piano energetico ambientale regionale), che detta con precisione i passaggi verso un'alta produzione di energia da fonti rinnovabili: il 20% del totale sarà raggiunto entro il 2018. Ecco perché pensare di tornare indietro sarebbe un depistaggio. Tornare indietro significa guardare a studi di trent'anni fa che stabilivano come in Puglia una centrale nucleare ci sarebbe stata benissimo, in una zona a scelta tra gli ulivi e il mare. Silenzi, omissioni e bugie da parte del governo nazionale e dei suoi rappresentanti locali stanno portando però la nostra regione verso un pericoloso piano inclinato. Se da un lato semplifichiamo e regolamentiamo la produzione energetica da fonti rinnovabili come l’eolico e le biomasse o innoviamo in settori strettamente correlati come l'edilizia sostenibile, dall'altro ci troviamo con la pistola alla tempia di un intervento governativo per una centrale nucleare costruita con tecnologie arcaiche e ormai in svendita da fine stagione. Se da una parte firmiamo protocolli d'intesa per l'idrogeno verde e anche imprese cinesi decidono di investire in Puglia per le rinnovabili, dall'altra il governo centrale da il via libera alla ricerca di petrolio negli alti fondali dell'Adriatico, nei pressi di riserve marine. Si tratta di un comportamento colonialista nei confronti di una terra che sta dando una generosa mano al sistema energetico del Paese. Penso ai cavi che porteranno energia da e per la Grecia e l’Albania, ai gasdotti sotto l'Adriatico, alle tecnologie innovative per l'eolico offshore. Mentre la Puglia viaggia per il fotovoltaico a ritmi paragonabili a quelli della Germania: adesso tocca alla riqualificazione di pezzi del territorio, scegliendo di rivestire con i pannelli solari le zone industriali e gli edifici pubblici da ristrutturare. Questa è la strada che la Puglia ha scelto, e non si tornerà indietro. Perché l’energia è un tema che riguarda come governiamo lo sviluppo e riconvertiamo la civiltà.