domenica 5 febbraio 2012

“Un possibile volano per l'occupazione”


Il geologo Alessandro Reina, ricercatore presso il Politecnico di Bari, ci illustra gli obiettivi della convenzione con la Regione per lo sviluppo del geotermico in Puglia e le diverse attività dell’ateneo in campo di sostenibilità.

Dottor Reina, quale può essere l’impatto sull’economia pugliese dell’introduzione della geotermia?
“E’ un grande progetto, e la Regione ha visto lontano. C’è la possibilità di creare un sistema che non può solo avere ricadute positive sull’ambiente, in termini di minori emissioni di CO2 e di risparmio energetico, ma può costituire un volano per nuovi posti di lavoro, di carattere sia professionale che tecnico. Non solo, si può creare un indotto determinato da chi produce e realizza le sonde per le perforazioni e da chi costruisce le pompe di calore. La Regione è stata molto attenta e sensibile, e il Politecnico è onorato e sente molto questa responsabilità”.

La geotermia appare diretta soprattutto alle singole utenze domestiche…
“Assolutamente. La politica regionale vuole creare le condizioni perché i cittadini siano autonomi dal punto di vista energetico. Il geotermico, più che per i condomini, è una soluzione adatta per le villette, le case sparse o i piccoli agglomerati, ovvero le strutture abitative più difficili da allacciare alle reti e per le quali occorre pertanto costruire delle linee apposite. Da questo punto di vista è già evidente come si configuri un risparmio. E’ vero che la pompa di calore va alimentata, ma ciò può essere risolto con un panello fotovoltaico. Sicuramente sono opportuni degli incentivi, ma il consumatore deve capire che l’installazione di un impianto geotermico e di un pannello fotovoltaico è sì una soluzione più dispendiosa dal punto di vista dell’investimento iniziale, ma costituisce anche un investimento che viene presto ammortizzato. Un impianto tradizionale costa sui 13mila euro, uno geotermico arriva ai 18mila, ma in seguito l’utente non è più costretto a pagare periodicamente il combustibile fossile”.

Ma sono possibili applicazioni a edifici di dimensioni più ampie?
“Certamente. Il punto vendita Ikea di Bologna va a geotermico, così come, per fare un altro esempio, l’ospedale di Bolzano. A Ravenna hanno da poco costruito un grosso centro direzionale riscaldato con il geotermico, è una questione di investimenti. Ikea intendeva dotarsi di un impianto geotermico anche a Bari, ma non ha potuto farlo perché nessuno sapeva come avrebbe dovuto essere autorizzato. Servono norme chiare, la tecnologia non va avanti da sola. Bisogna fare sistema, ed è quello che sta cercando di creare la convenzione tra Regione e Politecnico, sebbene siamo ancora alla fase embrionale”.

Come intervengono sulla materia i recenti provvedimenti normativi del governo, come le linee guida sulle rinnovabili e il nuovo conto energia?
“Intervengono un po’ di striscio, perché il geotermico è visto come fonte di risparmio nell’ambito delle ristrutturazioni, e non c’è incentivo, perché non c’è produzione di energia elettrica bensì il calore della terra convogliato in casa. Ad ogni modo, so che c’è l’intenzione di stanziare dei fondi per lo sviluppo del geotermico”.

Passiamo a trattare le diverse iniziative del Politecnico in campo di sostenibilità. Ci può illustrare le attività dello spin-off Renew Energy?
“Si tratta di uno spin-off che crea una sinergia tra le imprese che vogliono realizzare un progetto e l’appoggio strutturale e consulenziale del Politecnico, che si fondono insieme e diventano proprietari di ciò che viene prodotto. Ad esempio, una giovane impresa ha un’idea che vuole portare avanti e chiede al Politecnico di avere un supporto, poniamo il caso che non abbiano una sede... Loro mettono l’idea e noi la struttura”.

Cosa ci può dire, invece, del recente avvio di un Master in Energy Management?
“Il master è nato da un anno, quindi non abbiamo ancora riscontri sufficienti per fare un bilancio. Si tratta di corsi full immersion di ingegneria gestionale applicata alle energie rinnovabili. Il Politecnico ha avuto negli ultimi 10 anni la capacità di adeguare l’offerta formativa alle necessità non solo locali ma di tutto il Mezzogiorno. Lo sviluppo delle energie alternative in Puglia ha determinato l’esigenza di creare questo master”.

Questo discorso vale anche per il Dipartimento di Energia Ambientale e per lo Sviluppo Sostenibile, ospitato dalla vostra sede di Taranto?
“La nostra facoltà a Taranto ha sviluppato una sensibilità in questo ambito perché si trova in una città a forte sensibilità ambientale. Per via del forte inquinamento legato a strutture come l’Ilva, si è aperta una questione di bonifiche ambientali, e si è quindi rivelato necessario uno specifico percorso formativo”.

Per quanto riguarda il settore delle rinnovabili, in quali altri campi di ricerca vi state muovendo?
“Ci stiamo concentrando sulla produzione di energia elettrica da idrogeno. Un altro filone di ricerca nel quale siamo attivi è l’eolico, nell’ambito del quale è a buon punto lo sviluppo di impianti a minore dispersione di energia, e quindi a maggior produzione. Stiamo inoltre sviluppando dei motori a minor consumo”.