La leadership conquistata dalla Puglia nel settore delle energie rinnovabili è solo il primo passo di un percorso per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo. Le prossime sfide si chiamano efficienza, innovazione tecnologica e salvaguardia del territorio. A parlarcene è Loredana Capone, vicepresidente della Regione Puglia e assessore allo Sviluppo Economico con delega all’Energia.
Vicepresidente, quale bilancio può tracciare di questi anni che hanno visto la Puglia raggiungere posizioni di eccellenza nel settore delle energie rinnovabili?
“La politica regionale pugliese è stata improntata al rispetto del protocollo di Kyoto e al sostegno di procedure più semplificate e di investimenti nel settore delle energie rinnovabili. La nostra è una scelta strategica: per noi investire nelle rinnovabili significa puntare a ridurre l’inquinamento da fonti fossili. Taranto e Brindisi rappresentano una storia così pesante, in termini di scelte industriali, che per la Puglia si è trattato di una scelta culturale, e non soltanto economica, che si deve accompagnare al rispetto del paesaggio e dell’ambiente, dal momento che continuiamo a puntare su questi fattori per lo sviluppo del turismo, un settore che continua a crescere in controtendenza con il resto del paese. Proprio per questo la legge regionale 31/2008 prevede non solo misure autorizzative semplificate ma anche un vincolo assoluto per le aree protette e le aree agricole di pregio. Abbiamo stimolato in questo senso anche la Conferenza Stato-Regioni. Le linee guida nazionali sono state approvate anche con un contributo importante da parte nostra. Stiamo lavorando in questi giorni per arrivare subito ad una loro attuazione. Cerchiamo di essere tempestivi nel fornire a tutto il sistema degli atti di indirizzo che possano guidarlo tra le esigenze di sviluppo del comparto energia e quelle del paesaggio, perché non venga sfruttato in modo troppo estensivo. Noi per primi abbiamo voluto scongiurare la speculazione prevedendo che chi presenta le domande abbia i requisiti di bancabilità e documenti i contratti per l’acquisto della componentistica. Una possibilità di controllo degli investimenti permette di evitare casi come quello della Sardegna. Ma tutto ciò non basta: siamo in una fase in cui stiamo stimolando al massimo gli investimenti sul solare strutturale e sulle fonti rinnovabili per autoconsumo. Stiamo poi favorendo l’installazione di pannelli fotovoltaici sopra le strutture che hanno dell’amianto sui tetti e abbiamo istituito l’albo dei certificatori energetici per stimolare al massimo il risparmio. Il problema, infatti, non è solo ridurre l’inquinamento ma anche risparmiare energia. C’è una notevole dispersione legata all’uso di impianti vecchi. Per questo in ogni nuovo bando inseriamo il risparmio e l’efficientamento come strumenti per attribuire un maggior punteggio”.
L’efficienza resta quindi una questione rilevante tanto quanto il genere di fonti di energia alle quali si ricorre…
“Sin dall’anno scorso abbiamo impattato sui problemi della rete, perché quella presente non era idonea a ricevere contemporaneamente l’energia prodotta da fonti fossili e quella prodotta da fonti rinnovabili, nell’ambito di una normativa che impone di dare la precedenza a queste ultime. Ciò ha richiesto una serie di incontri con Terna che hanno portato la società a progettare investimenti per oltre 500 milioni di euro per il rifacimento della rete pugliese e per il miglioramento e adeguamento della stessa alle esigenze del paesaggio.
Questo vasto ricorso alle rinnovabili che effetti ha avuto sull’economia della regione?
“Gli impianti eolici e fotovoltaici costituiscono un indotto di circa 33mila unità. Importanti aziende del settore della meccanica si sono riconvertite utilizzando anche progetti di ricerca sostenuti dalla regione. Si tratta di piccole e medie imprese che avrebbero vissuto la crisi in maniera drammatica, aziende che operavano nella meccanica e nell’automotive e che ora lavorano nella meccanica avanzata, nell’energia e nella componentistica per le pale eoliche. In più abbiamo delle importanti sfide che riguardano la ricerca sulla componentistica per l’assorbimento dell’energia solare. In particolare, l’istituto di nanotecnologie sta lavorando su un materiale ecocompatibile e biodegradabile che sostituisca nel tempo il silicio per i pannelli solari, e stanno nascendo altre società per la produzione di microeolico da installare sui tetti. La Puglia ha conquistato una leadership ed è determinata a non fare passi indietro e continuare ad avere primati non solo nella produzione di energia ma anche nell’attenzione alle sfide dell’innovazione”.
Per conciliare sviluppo economico e tutela del paesaggio, è fondamentale contrastare le speculazioni…
“Tra i punti critici vi sono i guasti nell’applicazione delle norme. Ad esempio, l’assoggettamento alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è prevista per gli impianti superiori ai 10 megawatt, ma se un’azienda inoltra due domande per impianti da 9,9 megawatt inoltriamo la pratica alla provincia perché ne valuti l’assoggettabilità alla VIA tenendo conto dell’intero contesto, dato che in simili casi è evidente la volontà di eludere la normativa. Anche la filiera corta è stata un modo per tutelare il paesaggio. Noi sosteniamo il ricorso alle biomasse, ma se i materiali vengono acquistati da altri continenti si perde proprio la ragione stessa di tale ricorso”.
Mi sembra di aver individuato nell’autonomia energetica del cittadino uno degli obiettivi principali della vostra strategia…
“Non deve essere autonomo solo il cittadino, devono esserlo anche le industrie e gli enti pubblici. Per questo siamo intervenuti rimuovendo gli ostacoli di ordine creditizio per cittadini e imprese. Una persona che non abbia le risorse per dotarsi di un impianto fotovoltaico può ricorrere ai cofidi che abbiamo finanziato. A tali obiettivi contribuiranno anche i nostri progetti nel campo della geotermia e della generazione di energia da idrogeno, progetti che ci hanno portato ad utilizzare gli ottimi ricercatori che abbiamo nel Politecnico di Bari e nell’Università del Salento. La semplice applicazione delle tecnologie non porta crescita, per questo non condividiamo la scelta del governo di tagliare la ricerca. La ricerca applicata all’impresa deve avere come presupposto la ricerca di base, se non la si finanzia regrediremo rispetto a paesi come Cina e Taiwan che investono tutto in questo settore e pagano i ricercatori per girare il mondo. Noi paghiamo i master e la formazione dei nostri ragazzi nelle università estere, ma non possiamo svolgere una funzione di supplenza quando ci sono paesi che stanno andando molto più avanti di noi. Oggi ci sono giovani laureati che emigrano e trovano finanziamenti per la ricerca all’estero, noi l’anno scorso abbiamo speso 25 milioni per richiamare i nostri ricercatori, e l’anno scorso abbiamo finanziato la rete dei laboratori con altri 50 milioni di euro, laboratori che con i tagli rischiavano di restare chiusi. Ma è uno sforzo che non potremo sostenere per sempre, dobbiamo investire insieme al governo per continuare ad avere un’Italia competitiva con il resto del mondo”.