domenica 5 febbraio 2012

Il protocollo di Kyoto

Il Protocollo

Il protocollo di Kyoto, siglato l’11 dicembre 1997, è un trattato internazionale che riguarda il riscaldamento globale e che mira a una riduzione degli elementi inquinanti (anidride carbonica in testa, ma anche altri cinque gas "a effetto serra"), per riportare la loro presenza nell’atmosfera terrestre a un valore inferiore del 5% rispetto a quello registrato nel 1990 entro il 2012. Elaborato nell’ambito della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il trattato, originariamente firmato da 160 Stati, è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.


Il protocollo di Kyoto ha impiegato ben sette anni per entrare in vigore perché, al momento della firma, venne previsto che per essere ufficialmente valido dovesse essere ratificato da non meno di 55 delle nazioni firmatarie e che queste nazioni producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti: tale obiettivo venne appunto raggiunto con la ratifica da parte di Mosca. Basato sui cosiddetti “Meccanismi flessibili”, il trattato ha fra i suoi obiettivi anche quello di ridurre le emissioni dei gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, per fluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) al minor costo possibile, ovvero di massimizzare le riduzioni ottenibili a parità di investimento.
 

I Meccanismi

Il protocollo di Kyoto prevede il ricorso a meccanismi di mercato, i cosiddetti “Meccanismi Flessibili”; il principale è il Meccanismo di Sviluppo Pulito. L’obiettivo è di ridurre le emissioni al costo minimo possibile; in altre parole, a massimizzare le riduzioni ottenibili a parità di investimento.

Fra i vari meccanismi che il protocollo prevede ci sono il “Clean Development Mechanism” (meccanismo di sviluppo pulito), il “Joint implementation” (implementazione raccordata) e l’“Emission Trading” (commercio di emissioni).

Il Clean Development Mechanismprevede la possibilità, per i paesi industrializzati e per quelli a economia in transizione, di realizzare progetti che producano benefici in termini di riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo e che garantiscano al paese che ospita il progetto un progresso economico e sociale, ottenendone in cambio dei crediti di emissione (Cer).

Il Joint implementation invece riguarda la chance, sempre per paesi industrializzati e per quelli a economia in transizione, di realizzare progetti in un paese dello stesso gruppo, con cui utilizzare congiuntamente i crediti derivanti.

Infine l’Emission Trading consente lo scambio di Cer tra paesi industrializzati e paesi a economia in transizione: se un paese ha raggiunto obiettivi superiori a quelli prefissati, ha la possibilità di cedere parte di tali crediti a un altro Stato.

 

I Paesi aderenti

Il protocollo di Kyoto è stato ratificato da 169 Stati: ne sono rimasti fuori, fra gli altri, gli Stati Uniti, che hanno firmato il trattato ma che in seguito hanno rifiutato di ratificarlo. L’India e la Cina, che hanno ratificato il protocollo, non sono tenute a ridurre le emissioni di anidride carbonica nel quadro del presente accordo, nonostante la loro popolazione relativamente grande. Cina, India e altri paesi in via di sviluppo sono stati esonerati dagli obblighi del protocollo di Kyoto perché essi non sono stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede stia provocando oggi il cambiamento climatico